Plebiscito: le foto delle vittime innocenti

Home / Articoli / Plebiscito: le foto delle vittime innocenti

Circa una settimana fa nel capoluogo napoletano sono state affisse su una delle quattro facciate di Palazzo Reale le gigantografie delle vittime innocenti della Mafia anche in occasione dell’anniversario della morte di Giancarlo Siani avvenuta nel mese di Settembre, noto giornalista napoletano che denunciò gli atti illegali e amorali della criminalità organizzata. É la gigantografia di Joe Petrosino, poliziotto italo-americano ucciso dalla Mano Nera a Palermo nel 1909 ad aprire la lunga serie di immagini che ricordano le vittime innocenti della criminalità organizzata. Una delle tante giornaliste internazionali si ferma ad osservare le grandi fotografie con i nomi scritti in colore bianco di tutte le persone che sono morte per aver fatto il loro dovere. Si è offerta di partecipare alla diffusione di questa manifestazione e del progetto “noninvano” ideato dalla fondazione P.o.l.i.s, progetto che mira alla sensibilizzazione dei cittadini sul tema, ma soprattutto alla comprensione della morte di queste vittime che non è stata invana. “Napoli è una delle città più coraggiose al mondo – afferma una giornalista finlandese – perché è stata capace di mettere in risalto anche gli avvenimenti negativi, oltre a quelli positivi, della città e questa è una cosa magnifica”. Un monumento alla legalità è stato istituito a Piazza del Plebiscito di Napoli. Le gigantografie, frutto del duro lavoro degli arch. napoletani Antonella Palmieri e Giancarlo Garzoni e della sala stampa del giornale “Il Mattino”, sarebbero dovute essere state esposte in occasione della visita di Papa Francesco il 21 Marzo 2015 ma a causa di numerose problematiche che hanno visto coinvolta la Curia Romana queste sono state affisse solo un mese dopo. Sono delle immagini

che fanno effetto, che ci fanno rendere conto dell’intrigata storia del nostro paese. Una storia che anziché dividere l’Italia dovrebbe unirla. Piazza del Plebiscito oggi, Domenica 19 Aprile, è colma di gente che si ferma ad osservare queste grandi fotografie che coprono una buona parte di facciata di Palazzo Reale. Le immagini sono affisse anche all’esterno del Palazzo della Regione a via Santa Lucia. Questo ci permette di capire come la Mafia e le organizzazioni criminali di questo genere hanno un’influenza davvero rilevante sulla nostra economia, sulla nostra ideologia e sui nostri modi di fare. Bisogna ricordarsi che la Mafia è un grande mostro, così lo ha definito l’autore del libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, capace di divorare tutto ciò che gli viene incontro. Un po’ come un pac-man in versione moderna. Grandi magistrati hanno perso la vita, basti ricordare Giovanni Falcone, morto nella strage di Capaci o Paolo Borsellino morto pochi mesi dopo la morte del suo collega. E la cosa che più colpisce è che le persone, le menti criminali che sono state artefici di queste tragedie, non hanno quasi mai scontato la loro pena. Sono state fino alla loro morte in libertà. E tutto ciò, tutte queste vicende, vengono chiuse in cassetti, portadocumenti, sentenze, senza mai uscire allo scoperto. Purtroppo per scrivere la storia che i nostri figli studieranno sui libri di scuola, c’è bisogno non solo di una mente emotivamente e ideologicamente oggettiva, ma anche di informazioni. Informazioni che vengono allo scoperto, alle quali viene tolto il sigillo troppo tempo dopo gli avvenimenti accaduti. Si attraversa un lasso di tempo troppo lungo per attribuire una colpa, per scongiurare altre tragedie, per tutelare coloro che vogliono solo informare, che vogliono rendere note queste sconcertanti notizie. Notizie che vengono gettate in un dimenticatoio che non ha un fondo. Continuano il loro viaggio all’infinito, ma non vengono mai ritrovate. Un po’ come quando si conta. Possiamo contare all’infinito, uno, due, tre, quattro, cinque per poi dimenticarci il numero successivo quando arriviamo ad una cifra alta. L’elemento fondamentale che tutti noi dovremmo interiorizzare è la libertà di stampa. Oggi sono qui a scrivere per mettere in risalto alcune cose fondamentali. Ognuno di noi deve essere libero di esprimere quel che pensa, purché poi non trasformi la sua idea in qualcosa di paradossale o che contraddica la sua idea principale. Sarei più contento se tutti questi volti oggi non fossero esposti in piazza nel cuore della città perché significherebbe che tutti loro si starebbero ancora impegnando in una lotta continua per combattere l’illegalità e per far riemergere ciò che eticamente siamo: persone leali e oneste. Giornalisti anche molto giovani ai quali viene tolta la vita, ai quali viene tolta la possibilità di vivere, ai quali non è più possibile crearsi delle aspettative, mettere su famiglia. Ma non è da animali fare questo? Perché l’uomo si differenzia dagli animali? Perché ha una capacità in più, quella di ragionare, quella di avere un cervello più sviluppato per riflettere. Gli animali uccidono per vivere, invece sembra che gli uomini uccidano per il semplice motivo, per la semplice ragione di uccidere, che è ben diverso dal sopravvivere ai giorni d’oggi.